QUANDO LE OPERE D’ARTE NON SONO TASSABILI?

L’opera d’arte è posta a tutela del diritto d’autore volta al riconoscimento di un diritto esclusivo che permette di trarre un profitto dalle utilizzazioni delle medesime (diritto patrimoniale) e di conseguire un guadagno dalle vendite sul mercato.

Oggi, sempre più soggetti decidono di investire in opere d’arte in quanto trattasi di beni sicuri che non rischiano la svalutazione.

Dal punto di vista giuridico fiscale è bene precisare sin da subito che i privati non pagano la tassa sul Capital Grain in caso di plusvalenza dalla compravendita di opere d’arte.

Le imprese e i professionisti che acquistano opere d’arte possono risparmiare l’IVA, quando l’opera d’arte contribuisce a migliorare l’immagine aziendale. Più precisamente, da un punto di vista fiscale, per l’applicazione dell’Iva, si deve tenere conto della figura del venditore.

In caso di importazione dell’opera d’arte l’aliquota Iva applicabile è quella agevolata del 10%, oltre ai dazi doganali.

Nel caso in cui l’acquirente sia un imprenditore, occorrerà distinguere se è un mercante d’arte o un soggetto che svolge attività commerciale diversa.

Nel primo caso, ovviamente, si deve ritenere che il bene acquistato sia destinato alla futura rivendita: l’Iva seguirà le ordinarie regole previste per le attività di tipo commerciale.

Nel secondo caso, l’acquisto dell’opera sarà identificato come “spesa di rappresentanza” in quanto il bene, non destinato alla rivendita o all’utilizzo diretto nel processo produttivo dell’impresa, sarà destinato ad abbellimento dei locali del soggetto acquirente. In questo caso l’Iva sarà totalmente indetraibile da parte dell’acquirente.

Confrontando la normativa italiana con quella vigente negli altri paesi dell’Unione europea si nota come tali aliquote siano spesso superiori rispetto a quelle vigenti negli altri stati (con l’eccezione svedese che però non è un diretto concorrente in questo settore), non favorendo così gli investimenti in arte nel nostro paese e limitando lo sviluppo del mercato dell’arte.

In particolare, poi, le differenze più forti si riscontrano sulle aliquote applicate alle importazioni. L’Italia applica una imposizione doppia rispetto a Regno Unito e Francia (e questi sì che sono mercati di riferimento) con l’effetto che qualsiasi collezionista che voglia importare un’opera nel territorio dell’Unione non lo farà certamente in Italia, paese in cui sosterrebbe costi più alti senza alcun giustificato motivo.

Avvocato Eufemia Ferrara

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